Tutto è iniziato nel 2011, quando il Pastore Filippo Felice e sua moglie Emma hanno aperto le porte della loro casa a studenti africani che non potevano permettersi un affitto a Torino.
Era appena scoppiata la crisi del 2008. Sempre più persone che fino a poco prima avevano un lavoro, una casa, una vita autonoma, si ritrovavano dall'oggi al domani senza nulla. Venivano a chiederci aiuto con lo sguardo perso, chiedendosi: "Dove dormo stasera? Come sfamo i miei figli?"
Abbiamo capito che non potevamo voltarci dall'altra parte.
La "casa pastorale", come la chiamiamo tra noi, è cresciuta. Da 2 posti letto siamo arrivati a 20 persone accolte contemporaneamente. Abbiamo attrezzato una cucina industriale, attivato sportelli legali, creato percorsi di formazione.
Ma il cuore è rimasto lo stesso: accogliere chi bussa alla porta. Ascoltare senza giudicare. Accompagnare verso un futuro possibile.
Perché la palma, simbolo del nostro nome, resiste alle tempeste più forti. E ogni persona può fare lo stesso, se non resta sola.